Le radici della poetica dialettale

Con Luciano Cecchinel, Giampiero Mirabassi, e Vincenzo Mastropirro, Umbria Poesia ha ripercorso gli itinerari della storiografia italiana, dal Veneto alla Puglia, passando per l’Umbria.

 
Le radici della poetica dialettale
PERUGIA. ‘(…) la storia della lingua non si risolve affatto nella lingua letteraria (…). Vi hanno parte anche le classi popolari, gli illetterati, accanto ai ceti colti, ai tecnici, agli scienziati, agli artigiani: la parola, infatti, corre sulla bocca di tutti, serve a tutti, anche quando la scrittura è patrimonio di pochi. La storia della lingua aiuta a meglio comprendere la storia nazionale, testimonia lo sviluppo stesso dell’idea di nazione: l’unità dell’Italia fu concepita in chiave linguistica e culturale prima che in termini politici’. Ancora, ne La lingua italiana di Claudio Marazzini, sub voce ‘classificazioni storiche dei dialetti’, si legge: ‘molto forte è la variabilità dei dialetti, che mutano da luogo a luogo, anche all’interno della stessa regione o di una stessa città’, mentre, quanto agli ‘italiani regionali’, si apprende che ‘l’italiano non è parlato in modo uniforme nell’intero territorio nazionale. Vi sono marcate differenze che interessano prima di tutto il livello fonetico, e poi anche quello lessicale e sintattico, più raramente quello morfologico. Le varietà dell’italiano, dipendenti dalla distribuzione geografica, dall’influenza esercitata dai dialetti locali (…) prendono il nome tecnico di varietà diatopiche dell’italiano, o, secondo la denominazione a suo tempo adoperata da De Mauro (…) di varietà regionali di italiano o italiani regionali’.Varietà regionali di italiano, e dialetti. Trasposti in versi. Dopo l’incontro datato al 14 giugno dello scorso anno, con Anna Maria Farabbi, Edoardo Zuccato e Daniel Cundari, Umbria Poesia dedica l’appuntamento di oggi, 16 maggio, al binomio ‘Poesia e dialetto’, ripercorrendo nuovamente, dal Veneto alla Puglia, passando per l’Umbria, gli itinerari della storiografia italiana, al ritmo sincopato di troncamenti, aferesi, elisioni.

In diretta streaming su www.umbria24.it, e sul canale YouTube di Umbria Poesia, hanno dialogato sul tema Luciano Cecchinel, poeta bilingue che si esprime in italiano e nella sua parlata dell’alto trevigiano nativo – ritenuto fra i principali esponenti del panorama della poesia italiana contemporanea, Cecchinel, definito da Cesare Segre ‘ grande artista, ma anche grande artefice’, ha all’attivo sillogi poetiche del calibro di Al tràgol jért. L’erta strada da strascino (1988), Lungo la traccia (2005), Le voci di Bardiaga (2008), Sanjut de stran (2011) –, Giampiero Mirabassi, avvocato e scrittore perugino, con un trascorso di vignettista, umorista, ed illustratore, che dal 1995 pubblica opere di narrativa e poesia sia in dialetto perugino che in italiano – unico poeta dialettale perugino cui sia stata dedicata una serata dal caffè letterario ‘Florian’ di Venezia (maggio 1996) –, e Vincenzo Mastropirro, flautista, compositore e poeta originario di Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, diplomato in flauto al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, ed in Musicologia e Pedagogia musicale alla Scuola Superiore di Fermo – oltre ad aver musicato alcuni componimenti poetici di Anna Maria Farabbi, ha editato, fra le altre, le seguenti raccolte poetiche: Nudosceno (2007),  Tretippe e Martidde (2009), Poèsìa sparse e sparpagghiote (2013). Suo, l’accompagnamento musicale della serata odierna, con strumenti a fiato: flauto traverso –.

‘Trar tel fogo arte vèci / par no èser rivadi / a ciaparghe la òlta al tènp / l’è cofà scanzelar par rabia / e po’ ciamarse grami / par oler ben / i screcolèa, i scròca / ma no rivarà, nò, forèsti’ – ‘Buttare nel fuoco utensili vecchi / per non essere riusciti / ad aggirare il tempo / è come cancellare per rabbia / e poi chiamarsi grami / per amore / crepitano, crocchiano / ma non arriveranno, no, forastici’ –: legge alcuni componimenti nel suo dialetto ‘ostico’, Cecchinel, nella sua parlata alto-trevigiana, contigua a quelle bellunese e ladina. ‘Un dialetto duro – ha commentato –, arcaico, che sarebbe più opportuno definire basso-bellunese. Un dialetto connotato da suoni interdentali, da una costante contrazione delle parole per aferesi, per troncamento’.

‘Il dialetto perugino, il mio dialetto – ha esordito Giampiero Mirabassi – è contiguo al toscano, ed è stato definito a più riprese una sua storpiatura. In realtà – ha proseguito – il perugino presenta caratteristiche sue proprie, peculiarità lessicali e fonetiche. Un dialetto terragno, il mio, delle campagne, anche se abbastanza intellegibile. Sono solito tradurre in poesia racconti di contadini. Il dialetto è un modo di pensare, non solo di esprimersi: do voce ai contadini, perché sanno parlare il dialetto, ma non sono in grado di scriverlo. E poi perché vi è un grande pudore nel parlare d’amore nelle nostre campagne. Ecco perché non vi è liricità alcuna nel nostro dialetto, che riflette la nostra campagna arida, sassosa’. Legge versi tratti da ‘La mi poetica’, Mirabassi, di cui si restituisce una sezione della versione in italiano: ‘Tra i rovi di questo burrone / vicino al fango di una pozzanghera sporca, / dorme il cinghiale da mattina a sera, / sopra un giaciglio di eriche e corbezzoli (…)’, e da ‘Èrme’ (‘Eravamo’): ‘Umbri èrme / umbri e contadini / nascèmme da le pietre / cò’l dònca e la toletta / e l tempo era l cimento / e l pane la fatiga (…)’.

‘Sapevo cercare i funghi / ma ora la murgia non è più come una volta. / La murgia è mutata per colpa mia. / Da quando non vado più l’hanno sbancata / se la stanno mangiando. / Era un paradiso / arida e brulla in ogni stagione / era asettica ma splendida. / Lì, i pensieri galoppavano’: si riverberano su ‘La murge’ – qui data in traduzione italiana – i territori brulli, aridi dell’area dialettale murgiana: ‘predominanza di suoni consonantici, ricorso ai dittonghi, cadenza ritmica, ‘a rullo di tamburi’ – ha affermato Vincenzo Mastropirro – connotano il mio dialetto, la parlata della mia terra, Ruvo di Puglia, e quella di mia madre, come fosse una lingua materna. La poesia è tutto e niente. In tutte le lingue del mondo’.

Nei dialetti, o nei tanti italiani regionali.

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