Con lo sguardo alla poesia, lo stesso “che brilla negli occhi delle donne cinesi”

(di Martina Pazzi, da Perugia Online del 10 novembre 2016)

Lanbo Hu, direttrice della rivista “Cina in Italia”, sarà ospite, con Maria Grazia Calandrone e Francesco Terzago, del prossimo incontro, fissato per il 15 novembre, nei locali di Umbrò, nell’alveo del progetto di “Umbria Poesia”.

“Credo che la scrittura sia l’unica cosa che mi dia la possibilità di essere serena e felice. Mi appassiona perché è eterna”. A dichiararlo, in una recente intervista fattale da Valentina Pedone e pubblicata in Insula Europea, la scrittrice di origine mancese Lanbo Hu, autrice, fra gli altri, de La strada per Roma (2009) e Petali di Orchidea (2012), lei, che, nella stessa intervista, afferma di aver scritto la sua prima poesia, in treno, su un Ipad. Lei, che, riflettendo sulla celerità, in termini di ritmo, del progresso della società cinese, afferma che le donne, con la nascita della nuova Cina dopo il 1949, abbiano svolto, e svolgano tuttora, un ruolo centrale. Uno sguardo di positività, di propensione al futuro brilla, oggi, nei loro occhi.

È con lo stesso sguardo che i fondatori di “Umbria Poesia”, Maria Borio, Costanza Lindi, Francesca Regina, Carlo Pulsoni, Marco Paone e Massimiliano Tortora, ed i loro collaboratori intendono presentare l’incontro novembrino del progetto da loro ideato, incentrato su “Poesia e Cina”, sul contesto culturale e letterario della Cina maoista e post-maoista, sul ‘sogno cinese’, con uno sguardo, sì, un  altro, stavolta a ritroso, verso le antiche tradizioni cinesi, la letteratura orientale, gli ideogrammi, e verso quel sistema di segni mediante il quale Barthes leggeva il Giappone, ma che può essere trasposto anche nell’ambito della sinologia.

A dialogare sul tema, martedì 15 novembre, nei locali di Umbrò, a Perugia, oltre a Lanbo Hu, Maria Grazia Calandrone, poetessa, drammaturga, artista visiva, conduttrice di programmi culturali per Radio 3, curatrice della rubrica di inediti “Cantiere Poesia”  per il mensile internazionale “Poesia” – autrice, fra le altre opere, de La scimmia randagia (2013), che le è valso il premio Pasolini Opera Prima –, i cui componimenti sono stati tradotti in arabo, ceco, giapponese, iraniano, russo, etc., e Francesco Terzago, collaboratore di Poesia 2.0, UltraNovecento e Scrittori Precari – alcune sue poesie sono state pubblicate su Italian Poetry Review, Poetarum Silva, Nazione Indiana – e promotore, nell’ambito di una serie di iniziative promosse dal’Università degli Studi di Padova, dove si è laureato in Lettere, della lingua e della cultura italiana in Cina.

“Perché la Cina?”, verrebbe da chiedersi, riscrivendo L’impero dei segni di Barthes – il riferimento, lì, è al Giappone, dove Barthes si sente “non un viaggiatore, ma un lettore” –: “perché è il Paese della scrittura (…). Il luogo dei segni non è cercato negli aspetti istituzionali ma nella città, nel negozio, nel teatro, nella cortesia, nei giardini”.  E poi ci sono i cibi, i volti, gli occhi, i pennelli. E le poesie.

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