“Nel più sconosciuto dei viaggi”. Quello della poesia

Primo incontro, all’Umbrò, di “Umbria Poesia”: con Antonella Anedda, Lorenzo Chiuchiù e Maria Borio, la “poesia” si sposa col “viaggio”.

“Nel più sconosciuto dei viaggi”. Quello della poesia
PERUGIA.  “Pensa al lungo viaggio di ritorno. Era meglio restare a casa e venire qui col pensiero? Dove dovremo essere oggi? Ed è giusto guardare sconosciuti, che recitano qui, nel più sconosciuto dei viaggi? (…). Fissare qualche antico, implacabile monumento di pietra, che la vista non penetra né comprende, scoperto all’improvviso e sempre, sempre amato. Eppure che peccato, se non avessimo visto gli alberi lungo questa strada, esagerati nella loro bellezza, non li avessimo visti fare gesti, nobili mimi, ammantati di rosa (…)”. Sono versi, trascritti in forma prosastica, della poetessa americana Elizabeth Bishop, letti, con enfasi empatica, da un’altra poetessa, italiana, già premio Sinisgalli nel 1992, con “Residenze invernali”, e premio Viareggio, nel 2012, con “Salva con nome”: Antonella Anedda. Ha scelto di “dialogare”, a distanza, con la Bishop, Antonella Anedda, con la poetessa canadese che scrisse quasi tutti i suoi componimenti in viaggio, che rimase orfana di padre (l’uomo morì durante un viaggio), che descrisse i suoi, di viaggi, nei carteggi intrisi di affetto, riflessioni meta-letterarie, confidenze, con l’amica Marianne Moore. Lo ha fatto, Antonella Anedda, in occasione del primo incontro di %8e0Umbria Poesia”, il nuovo progetto ideato da Maria Borio, Costanza Lindi, Marco Paone, Carlo Pulsoni e Francesca Regina, con la collaborazione di Massimiliano Tortora e il sostegno economico di Umbrò, che, martedì, ha registrato una cospicua partecipazione di pubblico. Il binocolo di “Umbria Poesia” si è focalizzato, martedì scorso, sul binomio “Poesia/Viaggio”, zoomando l’obbiettivo sul legame che la prima instaura con il secondo, e viceversa, in un’inestricabile trama testuale e culturale dai risvolti lirici, fluidi, altamente simbolici. Viaggio come percorso, viaggio come ritorno, viaggio, infine, come dialogo a distanza, con un’assenza. Viaggio come spazio allegorico che implica una lontananza: “Benedetta tu a distanza, la più innocente tra le cose lontane, nicchia di tavolo e mela, una sfera un piano e contro l’alta fiamma del fuoco, le due forme congiunte a scavare il nitore di un vano (..)”, si legge in un’altra poesia di Antonella Anedda, uscita in “Notti di pace occidentale”, l’altra raccolta, da cui la poetessa ha estrapolato passi-scelti, scegliendo di condividerli col pubblico della libreria di Umbrò. Viaggio come dimensione, a volte solipsistica, atta ad accorciare le distanze, che ritorna, in modo incalzante, nella chiusa di una poesia inedita di Maria Borio, altra protagonista dell’incontro “Poesia e viaggio”, dottore di ricerca in Letteratura Italiana e redattrice della rivista “Nuovi Argomenti”: “(…) E un silenzio… di noi, qualche uomo lontanissimo prova l’obiettivo, non il buio”. Legge Vittorio Sereni, Maria Borio, in un “Viaggio di andata e ritorno” nella sua poetica, in cui il tema del cammino dell’Io lirico, in un costante andirivieni tra riflessione autobiografica e disamina dei fatti storico-sociali, somiglia ad una corsa che prosegue “a ritroso”: “Andrò a ritroso della nostra corsa di poco fa, che tanto bella mai ti sorprese la luna. Mi resta una città prossima al sonno di prima primavera (…)”, recita l’omonima poesia (“Viaggio di andata e ritorno”), tratta da “Gli strumenti umani”. Città, come meta. Terra, come meta. Una terra, come quella promessa al viaggio abramitico. Una terra, come quella petrosa cui fece ritorno Ulisse. Lorenzo Chiuchiù, altro illustre ospite di “Umbria Poesia”, poeta perugino, saggista, studioso, tra gli altri, di Hoffmann e Hölderlin, e redattore di “Davar”, introduce così il tema del viaggio, abramitico e omerico; viaggio che, in “Sorteggio”, sua seconda silloge poetica, si prefigge come destinazione il “regno di un’icona”: “(…) e fra le matite nere troverai un coltello senza storia, il regno di un’icona e l’incendio nero che vedrai solo in pieno giorno”. Un incendio che non si può spengere, così come la poesia di Chiuchiù, “non addomesticabile”. Così la definisce Davide Rondoni: “la poesia qui non è dopo, non è al riparo”. E al clash royale cheats no survey riparo, forse, durante un viaggio non lo si è mai del tutto.
 
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